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sabato 8 aprile 2017

Nega, ridi e ama, il consolante (e autentico) libro di Rossella Boriosi


La mia settimana si è aperta all'insegna della confusione e così è andata avanti almeno fino a ieri pomeriggio. Il merito del mutamento in corso (un po' confusa lo sono ancora e d'altra parte lo sono sempre) è del libro "Nega, ridi e ama", di cui vedete sopra la copertina, scritto da Rossella Boriosi.

L'ho acquistato al primo dei cinque appuntamenti di "Non solo rosa", una rassegna di letteratura al femminile organizzata a Lu Portu da un'associazione di scrittrici, blogger e semplici appassionate di parole (European writing women association) con il patrocinio del Comune e dell'assessorato alle Pari Opportunità.
L'avevo preso sospinta da un'istintiva simpatia per l'autrice e per il coraggio, in verità molto naturale, con il quale ha scelto di parlare della sua menopausa.

Il giorno che l'ho vista, peraltro, non avevo idea di che cosa trattasse il suo libro, ma una vocina interiore mi stava dicendo da giorni che avrei fatto bene a leggerlo.
Ieri l'ho divorato.

Al di là dell'argomento in sé, che non nascondo mi spaventi alquanto, ho apprezzato la faccenda delle fasi attraverso le quali dovremmo affrontare tutti i passaggi più difficili della nostra vita.
Rossella raccontava di essersi ispirata alla teoria di Elizabeth Kubler (con l'umlaut sulla u) Ross sull'elaborazione del lutto, un'esperienza che conosco da vicino e che mi fa a tratti ancora male.

Quando ci capita di perdere qualcuno (o, nel caso della fertilità, qualcosa), dice la Boriosi, innanzitutto neghiamo il problema. Poi ci arrabbiamo (seconda fase), quindi cominciamo a farci i conti (negoziazione, terza fase), ci deprimiamo (quarta), ci ripigliamo (accettazione, quinta) e infine, se tutto va bene, rinasciamo.

La sesta fase, se non vado errata, è stata aggiunta dall'autrice.

Avendo scritto per anni su un blog aziendale che parlava di terza età e stili di vita, ho usato (e forse abusato) della parola "rinascita", soprattutto in periodo pasquale. Dopo la morte c'è la resurrezione, appunto una rinascita, una metafora usata non solo nel Cristianesimo per raccontare la ciclicità dell'esistenza.

Sono abbastanza sicura che questa cosa abbia un senso, soprattutto per noi donne. Ed è altrettanto plausibile che una volta superata la fase fertile della vita si vivano altri tipi di ciclo.

Mi piace la visione orientale non medicalizzata della menopausa, di cui parla Rossella. E pure io, in generale, trovo spesso più affascinanti le donne anziane delle giovani. Capisco però quanto sia complicato accettare età e fallimenti veri o presunti quando capisci che tra le gambe, accidenti, il sangue non uscirà più.
Ci si mette un po' ad abituarsi di essere uscite dall'infanzia, il pensiero di essere passate dall'altra parte della vita non è granché confortante, credo, nemmeno per chi pratica il Q Gong con grande impegno occidentalissimo (divertente il racconto che ne fa l'autrice che tenta di sperimentarlo, addormentandosi di brutto, su una spiaggia salentina).

Ragiono sul tempo che passa praticamente da sempre. La perdita di mia madre mi ha dato una scrollata non da poco, ma se negli ultimi due anni ho per lo meno fatto chiarezza su ciò che non voglio diventare di qui a qualche anno, temo di essere ancora lontana dalla rinascita di cui parla Rossella.

Occorre che mi prepari al cambiamento che verrà (ho assistito all'incontro con l'autrice il primo giorno di fiume rosso, ne ho letto le cronache il mese seguente il quarto già in remissione), ma intuisco che sarei davvero una persona nuova se la smettessi di farmi sovrastare dall'ansia.

Anche perché, quando eccedo con la finta organizzazione che do alle mie giornate, succedono cose come quella di ieri, ossia andare a un convegno una settimana prima di quella stabilita dal calendario. Ci rido su, ovvio, ma è stato in quel momento, dopo una passeggiata al sole con le tempie pulsanti per il raffreddore, che ho scelto di infilarmi sotto una coperta e di finire il libro di questa brillante e intelligente scrittrice.

Non si ride a crepapelle: almeno a me non è successo, perché ne avvertivo comunque la sottile nota drammatica. Invecchiare fa schifo, suvvia. Al contempo, mi sono lasciata andare alle sue parole con gentile senso di resa. Se un giorno un'estetista dovesse dirmi le stesse tremende verità sulle clienti post-climateriche non credo che ci tornerei mai più. Anzi: sono ben felice di farmi i peli da sola da tempo immemorabile. Sono ancora traumatizzata da quanto ebbe a dirmi la placida Oriana in merito alle mie cosce forti e un po' ballonzolanti in anni ancora verdissimi: "Mica vuoi diventare come quelle vecchie con le gambe che fanno deleng deleng?". Credo sia stata l'ultima volta che mi ha visto. W il silkepil.

Detto questo, sono grata a Rossella Boriosi per avermi ricondotto alla ragione.
Qualunque cosa farò negli anni prossimi, andrà bene, purché vi sia arrivata con la giusta dose di serenità.

A tutte noi, buone rinascite (alla faccia della retorica).