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giovedì 8 gennaio 2015

Charlie Hebdo e la guerra (bastarda) alla civiltà


Non ne ero sicura, ma mi era parso guardando l'infografica sui giornali. Adesso che ho controllato su GoogleMaps ne ho avuto la certezza: Rue Nicolas Appert, la via della strage bastarda, e Rue Poisonniere, quella in cui si trova il Grand Rex Theatre, dove il 26 e il 27 gennaio prossimi suonerà Paolo Conte, sono piuttosto vicini. Circa 18 minuti di metrò per cinque o sei fermate. Niente, considerate le distanze nell grandi città.

Se già ero scioccata di mio, come molti, naturalmente, questo dettaglio in più privato, tipico del mio modo di scrivere almeno su questo spazio, mi ha ulteriromente rattristato.

Con quale spirito un italiano così amato dai francesi come il Maestro astigiano potrà esibirsi tra sole due settimane da questa vigliacca mattanza?

Con quale spirito verrà preso il nuovo numero di Charlie Hebdo previsto presto in edicola dai colleghi, i collaboratori e amici delle dodici vittime Charb, Wolinski, Cabu, Tignous, Honoré, Fred, Maris, la guardia del corpo di Charb, Renaud, e i poliziotti Ahmed e Frank, il portiere Frederic, e l'unica vittima donna (salvo ulteriori tragici aggiornamenti) Elsa Cayat?

Ascoltando stasera un pezzetto di Caterpillar su RadioDue, ho sentito che più di un ascoltatore ha chiesto di riceverne una copia. Sicuramente il settimanale Internazionale sta preparando un numero speciale: speriamo che lo traducano e lo portino anche tra noi.

Non conoscevo la storia di Charlie Hebdo, ma, vista la mia passione per i disegni parlanti, mi sarebbe potuto capitare di imbattermici, un giorno o l'altro.
Più concretamente, potevo effettivamente partire per Parigi, come congetturavo di fare solo sabato scorso, sfogliando la guida della città europea per eccellenza.

Ho sempre amato la Ville Lumiere fin dai tempi della scuola: adoravo, letteralmente, la storia della Rivoluzione Francese e ho studiato con interesse l'Illuminismo.
Se sono come sono adesso, anzi, un po' di merito ce l'hanno proprio i "Blè", con il loro snobismo respingente.

Guardando le copertine del settimanale satirico colpito a morte sul Sole24Ore, mi sono ritrovata persino a ridere di battutacce obiettivamente pesanti, ma così - francamente - liberatorie e zero ipocrita politically correct.
Ho scoperto che Stephane Charbonnier, il direttore 47enne, freddato tra i primi, amava copiare i disegni di Tintin e di Lucky Luke quand'era un ragazzino. Da poco ho scoperto il secondo, grazie ai miei nipoti: mi figuro l'occhialuto ex ragazzo cattivissimo folgorato dalla matita più o meno all'età che hanno adesso i figli di mia sorella.

E mi sono immaginata tutta la simpatica canaglieria di Wolinski, erotomane dichiarato e misogino per gioco. Me li sono visti proprio scegliere i temi delle loro vignette, dei loro pezzi, quante risate sguaiate e dementi si saranno fatti. Quanta vita sarà corsa tra le pareti della prima sede del giornale, distrutta da un attentato due anni fa, e quella nuova, una casa tra tante che nemmeno quei criminali asembra che abbiano saputo riconoscere.

Non è stato solo Charlie Hebdo a essere stato brutalizzato: lo è stato proprio lo spirito di un popolo con una storia grande, con un orgoglio che la maggioranza di noi italiani non ha mai provato nei confronti della nostra patria.

Non voglio addentrarmi in inutili disquisizioni sulla matrice jihadista del barbaro attentato.
Posso solo dire che il presente è davvero fosco e dopo quello che è successo a due passi da dove sorgeva la Bastiglia lo è ancora di più.

Non ho avuto (forse) mai abbastanza coraggio nelle mie scelte professionali e non solo. Posso però assicurarvi che, se la guerra alla civiltà fosse dichiarata apertamente (abbiate il coraggio di prendervi la responsabilità dei vostri crimini, terroristi del C.), io saprei da che parte stare.

Vive la libertè.