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mercoledì 15 aprile 2015

A scuola di giornalismo... con la sottoscritta!


Sarò sincera (per quanto possibile quando si scrive): nell'autopromozione io sono una schiappa.
 E tuttavia, dato che sono in ballo, conviene ballare per davvero.
 A questo proposito, tra l'altro, giusto stamattina ho letto dell'esperienza di Mauro Sandrini, il quale, per non perdere mai la forza di lanciarsi in nuovi progetti, semplicemente, balla. Liberamente. Come gli viene.

L'ho scoperto leggiucchiando Facebook, come faccio praticamente tutti i giorni, a quasi tutte le ore, in modo a volte un tantino compulsivo.
I social network - ormai diventati a tutti gli effetti social media - hanno completamente cambiato il mio modo di apprendere le ultime news. Poi, certo, essendo già vecchina, quando voglio approfondire, continuo a ricorrere alla carta stampata.

Quel che tuttavia leggo scrollando banalmente la mia umile bacheca, è di gran lunga più denso di contenuti sinestetici di quanto riesca a cogliere scorrendo le righe di un quotidiano.
E dire che non amo particolarmente stare davanti allo schermo: dopo un po' di tempo con il fondoschiena costretto sulla sedia e il collo proteso in avanti come un formichiere (giraffa proprio no), mi prende una smania di uscire a prendere aria che mai mi coglie nelle ore (mezz'ore, ahimè) che passo sui libri.

Non uso molto Twitter, lo ammetto: ma se Facebook mi fa quest'effetto così immersivo e insieme così ottundente, posso solo immaginare che cosa mi succederebbe se mi facessi fulminare dalla passione per i cinguettii.

Da operatrice - a tempo perso - dell'informazione, non posso altresì (!) ignorare i cambiamenti del mestiere che ho scelto di inseguire nell'arcaico 1999, superando l'esame d'accesso all'Istituto per la formazione al giornalismo "Carlo De Martino", ai tempi finanziato direttamente dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia, dal 2006 diventato master in giornalismo dell'Università degli Studi di Milano, con il nome, probabilmente più conosciuto, di Walter Tobagi).

Come sia cambiato il lavoro del giornalista dall'era pre terzo millennio non devo certo dirlo io.
Dubito, tra l'altro, che, allo stato attuale, si possano fare previsioni certe su come evolverà ulteriormente.
Per quanto riguarda me, non posso quasi quasi fare previsioni nemmeno su oggi, figuriamoci se mi metto a tromboneggiare sul destino dei pennivendoli del dopodomani.

Sono stata però coinvolta dall'Università del tempo ritrovato e dell'educazione permanente delle Valli del Tenna e dell'Ete (in sigla, Utete) che ha la sede centrale a Grottazzolina, un attivissimo paese in provincia di Fermo, come docente di giornalismo e comunicazione multimediale, per cui, qualcosina devo pur scrivere per presentare il mio corso.

La mia impostazione è pratica (chi ha partecipato ai miei laboratori di giornalismo all'Itis Montani lo sa... almeno spero!) e tenta di rispondere alla seguente domanda: come si informa/comunica oggi? Qual è il confine tra informazione, marketing e puro narcisismo oggi che tutti, potenzialmente, abbiamo modo di digitare, fotografare, filmare, discutere e incontrare, troppo spesso solo virtualmente, tutto il mondo con poche strisciate di dita? 

Detto in altri termini, come si riconosce un buon pezzo, servizio multimediale, tweet/post etc etc da una ciofeca?
Chi parteciperà, dovrebbe, alla fine, almeno farsi un'idea di quel che funziona e di quel che non funziona del loro modo di scrivere, twittare, titolare e via discorrendo, comparando quanto ideato con le loro mani con quanto di ottimo c'è in giro sul Web.

Il mio sogno? Spingere più di qualcuno - dotato di sufficiente incoscienza, nonché di denaro di famiglia - a tentare la strada del mestiere più inutile del mondo, se è giovane. 
Se è adulto, renderlo più consapevole di come funziona questo inutile straordinario mestiere per orientarsi meglio su cosa leggere, guardare ed eventualmente imitare (potendolo fare: non tutto è replicabile, proprio no).

Chi verrà alle mie cinque lezioni di due ore l'una, ogni mercoledì di maggio e l'ultimo di aprile, dalle 21 in poi, nella sede dell'Utete a Grottazzolina, come leggete nel volantino sopra ripubblicato, potrebbe, alla fine, addirittura divertirsi.

Ve lo premetto: ho una vocina un po' sottile che diventa quasi un ultrasuono quando sono costretta a tirarla fuori, ma sorrido assai e ho molta voglia di incontrarvi e di sentire quello che voi vi aspettate da me. Per quanto possibile, cercherò di soddisfare le vostre richieste.

E adesso, forza, tutti a iscrivervi! Non ve ne pentirete.

;-)

Thank you very much, folks.