Visualizzazione post con etichetta Intanto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intanto. Mostra tutti i post

mercoledì 9 dicembre 2015

La giusta terapia anti sindrome da Calimero


Ho scattato la foto che ripubblico sopra esattamente quattro anni fa, l'anno dei miei primi quaranta (e passa), lo stesso in cui ho conosciuto Bibi Iacopini, prima, e Patrizia Di Ruscio, dopo.
Sto parlando dei due organizzatori di #Intanto, la mostra collettiva natalizia che ha trasformato uno spazio "temporaneamente" non utilizzato come l'ex mercato coperto di Fermo in un mega salone espositivo per i molti talenti e artisti provenienti in massima parte dalla provincia.

Tolta la prima edizione (in cui non conoscevo ancora praticamente nessuno in città), ho partecipato sempre. Anzi: ho osato partecipare.
Perché scrivo così? 
Perché, obiettivamente, il livello di alcuni espositori è notevole (basti pensare a Pierluigi Savini tre anni fa, per citare un vero artista. Ma ne ho in mente anche altri). 
Quest'anno, poi, è stato previsto anche un omaggio a Mario Dondero e sono sicura che diverse cose mi sorprenderanno. E forse trasmetteranno un po' di malinconia.

Sono giorni abbastanza opachi, d'altra parte. Quattro anni fa è cominciato il mio declino professionale e anche se, contemporaneamente, ho scoperto di non aver del tutto perso la creatività che mi attribuivo in anni più verdi, il bilancio continua a sembrarmi negativo.

Lagnarsi è il peggio che si possa fare, quindi soprassiedo.
Durante il ponte appena passato, mi ha tuttavia fatto una certa impressione notare quanto siano cresciuti i nipoti e quanto la vita vada avanti per tutti, me compresa.

Quattro anni fa non avrei mai immaginato di perdere mia madre, né di ritrovarmi a fare, certe volte, da madre a mio padre. Quest'ultimo, in verità, mi dà ancora un sacco di dritte (e di punti), ma è evidente che sia più fragile, anche se non sempre riesco ad accettarlo. 
Quanto vorrei che si potesse tornare indietro, in alcuni momenti.
Come vorrei non sentirmi così inutile, in certe situazioni. 

Sapete che cosa penso davvero?
Sono afflitta da una specie di sindrome da Calimero.
In alcuni momenti, diciamo in concomitanza con il dannato ciclo femminile, mi pare che gli altri siano tutti migliori di me, più realizzati e felici di me e che mi tengano a distanza apposta per questo.

Non voglio pensare a che cosa farò quando saranno sparite le crisi mensili per l'avvento della menopausa.
Sicuramente troverò un'altra scusa per alimentare il pulcino nero che è in me.

E meno male che ci ironizzo su.

Ho passato troppo tempo da sola, a cantarmela e suonarmela davanti a uno schermo, alternando le chiacchiere di passaggio con i negozianti alla solitudine domestica.
Studiare per il concorso, alla fine, mi ha fatto bene anche perché mi ha costretta a dare una finalità a questi lunghi anni di distanza da tutto

Però mi sono chiesta oggi (e alle altre crisi mensili precedenti): sarei capace di reggere alle relazioni sociali degli ambienti di lavoro? Quanta fatica farei a riadattarmi a stare in mezzo alla gente non cinque minuti, ma ore?

L'aspetto più terribile del sentirsi Calimero è proprio questo: mi prenderebbero ancora di più per un'aliena? Riuscirei a nascondere il senso d'inadeguatezza alla vita che, temo, mi si legga in faccia?

Gli altri (le altre) si faranno tutte queste pippe mentali o è davvero arrivata l'ora di darsi alla pesca?

Non credo che esistano risposte, però avevo bisogno di questo breve momento di verità.
Oltre i sorrisi che uso come divisa d'ordinanza.

mercoledì 2 dicembre 2015

Raccontare ciò che si sa. E ricominciare



Non immaginavo che facendo stretching mi venisse una gobba così, ma comunque non mi posso lamentare. Sono stata immortalata in questa guisa ieri sera nella mia amata palestra, durante la lezione con Rita Sacripanti, l'insegnante di fitness più tosta che io abbia mai conosciuto. Una maga, oltretutto, degli abbinamenti tutina-calzini-fasciapercapelli-scarpedaginnastica.

L'autrice dello scatto è Tiziana Bastiana, l'altra insegnante appartenente all'Associazione sportiva Fermo 85, che di solito incontro il lunedì e spesso il giovedì (in alternanza con Rita), la sola che sia riuscita a farmi volteggiare (all'incirca) e salire e scendere dallo step senza eccessiva ansia.
Alle mie ore nella palestra di Fermo ho già dedicato almeno un paio di post, per cui cerco di non ripetermi.

Ieri e l'altro ieri, però, ho finalmente messo in pratica un proposito che maturavo da tempo: fotografare la lezione, le donne che dividono con me gli allenamenti e le istruttrici. Soprattutto loro.
Il tutto (o meglio: una piccola parte del reportage nipponico che ultimerò domani sera con la lezione di zumba, che io non frequento, ma che è assai meritevole d'attenzione) finirà nella mostra natalizia all'ex mercato coperto della cittadina del Girfalco.

Ho avuto l'idea giovedì scorso, praticamente quasi in zona Cesarini (la mostra si apre il 12 dicembre prossimo), dopo giorni durante i quali mi scervellavo nel tentativo di escogitare qualcosa di originale.
Ballonzollando a ritmo di musica, mi si è accesa la lampadina di Archimede: falla semplice, racconta ciò che sai.

E così sto facendo, anche con un certo orgoglio e anche se l'impegno e la fatica ci sono ugualmente, quasi non sembra di provarli.

Più o meno gli stessi sentimenti ho avvertito stamattina pagando l'ultima rata che sancisce definitivamente l'acquisto del mio appartamento.
Sono, come potete immaginare, preoccupata per il conto che via via scende, ma al contempo sento fortemente di aver fatto la cosa giusta.

Quindi mi allungo, oltre i miei 152 centimetri, respiro più profondamente e attendo con fiducia il domani.
E a chi crede che lasciare il giornalismo significhi mollare, beh, non è così.
Significa con coraggio ricominciare.
Da qualche parte qualcuno sta sorridendo con me.

Hop hop...

lunedì 19 dicembre 2011

Che musica, la vita

Che musica, la vita. Accidenti, com'è facile cambiare umore quando si è coinvolti in esperienze intense, collettive e condivise.
Negli ultimi anni non mi era più successo. Associo queste giornate ai miei ultimi dell'anno ad Assisi, alla Cittadella, giorni indelebili per la formazione del mio carattere da adulta.
Conosco i miei (molti) limiti, ma ho qualche certezza in più sulle mie qualità e sui miei bisogni. Senza l'incontro con gli altri non so stare. Perciò ho sofferto così tanto nei miei anni solitari e casalinghi.
Il caso mi ha fatto incontrare un persona di molti anni più di me che con me ha in comune la stessa necessità di stare con gli altri a fare qualcosa che possa, eventualmente, arricchire (moralmente) tutti.
Sono davvero fortunata. Ne sono più che certa: comunque vada a finire, non dimenticherò mai questi giorni.
Oggi pomeriggio sono a casa, ma sto soffrendo di non essere lì.
Al contempo, sganciandomi, so di aver fatto la scelta giusta. Chissà come se la sta cavando la simpatica signora cui ho dovuto spiegare come si accendevano luci e proiettore.
E dire che l'avevo appreso giusto qualche ora prima di lei. Mentre eravamo sedute al pc, ho incrociato lo sguardo del mio "benefattore" che mi ha strizzato l'occhio in segno di approvazione.
Ci siamo conquistati a vicenda ed è ancora più straordinario, per me, sapere che è nato tutto così, per caso.
Ma esisterà il caso? Comincio a pensare che siamo davvero destinati a qualcosa e che conviene farsene una ragione. Perché, tanto, prima o poi, il destino ci raggiunge.
Non so ancora come farò a trasformare tutta questa energia vitale in reddito, ma mi sembra davvero un dono miracoloso sentirmi di nuovo in piedi e pronta a lottare. Spero solo di riuscire a coinvolgere anche l'uomo che mi vive accanto. "Intanto" (dico questa parola non a caso) sono partita io. Vedremo come fare in seguito.
Passo e chiudo dalla torre ormai non più tale. Per sempre non più tale.