martedì 31 gennaio 2012

Muccino e il masochismo

Diceva il saggio che bisogna piangere solo se stessi quando si è causa del proprio mal.
Non esiste frase più appropriata di questa per commentare le due inutili ore che ho trascorso ieri sera davanti alla tv, a guardare che cosa? "Ricordati di me". E dire che ormai, in certi ambienti, quelli più radical-snob, si usa proprio citare i film di Muccino per descrivere situazioni inverosimili o surreali riferite, naturalmente, sempre a qualcun altro. Perché nella nostra vita quotidiana, consideriamo, quando mai ci sono capitati fatti anche solo lontanamente simili a quelli rappresentati sullo schermo?
Quel che mi fa più tristezza, però, è che temo che da qualche parte, al contrario di quanto sosteniamo noi, "fini intellettuali" (veri) proletari, vicende similari a quelle raccontate dal nostro italico regista, succedano davvero.
Sì, perché le famiglie con madre e padre professionisti, una bella casa e figli adolescenti dall'encefalogramma piatto, esistono sul serio. Esistono ancora. Altrimenti, non si spiegherebbero neanche "Un posto al sole" o il redivivo "CentoVetrine", quest'ultimo in particolare capace di farmi sganasciare dalle risate per quanto è brutto. E però, le soap opera non hanno la pretesa di proporsi come cinema d'autore e hanno il pregio della brevità, un elemento che rende davvero spassosi i pochi minuti che ogni tanto trascorro nell'annotare per l'ennesima volta l'improponibilità delle loro sceneggiature e le canidiche interpretazioni.
Nel caso di Muccino, invece, quel che mi turba è che lo si spacci per buon cinema italiano. "Il" buon cinema nazionale, anzi.
Ora, siccome so di essere tremendamente selettiva, per una volta, devo essermi detta, proviamo a vedercelo questo Muccino (lì per lì pensavo fosse Virzì, a dirla tutta): magari mi ricredo. Magari mi convinco anch'io che sì, Muccino è davvero un grande e io sono la solita rompipalle altezzosa.
Il risultato? Sono andata a dormire con un fastidio in tutto il corpo e pure con una leggera nausea.
Mi sono ricordata di quando, da ragazzina, ho passato qualche tempo a leggermi un racconto d'amore su "Intimità della famiglia", una rivista che circolava a casa mia, quando mia madre aveva, credo, all'incirca l'età che ho io adesso. Era terribile, anche se adesso non rammento più di che cosa trattasse. Ho solo ancora nella memoria quel certo abbrutimento che si prova quando si passa del tempo in un'attività oziosamente dannosa.
Ecco. Ieri sera mi è successo qualcosa del genere. E pensare che avevo un bel libro da leggere, magari cullata da un piacevole sottofondo musicale. Da dove viene tanto masochismo? E' anch'esso un retaggio dell'educazione cattolica che a volte mi appesantisce passo e pensieri? Chi lo sa.
Se però ho deciso di fissare questi rovelli sulla carta, è proprio per cercare un antidoto alla mia connaturata tendenza a farmi del male.
Meglio, di gran lunga, qualunque telefilm americano (ma pure una fiction tedesca, all'occorrenza) di un "buon film" italiano. Se poi, per pura casualità, dovessi incapparne in uno decente, non mancherò di riportarlo.
Ma per il momento, direi che ho già dato.

6 commenti:

  1. speriamo che luciana non veda questo post. infatti è una accanitissima spettatrice di Un posto al sole
    ieri sera ( l'altra sera ero tentato di rivedere il film di muccino. poi ho ripiegato su match point: http://cinrac.wordpress.com/2012/01/30/match-point-di-woody-allen-2005/
    qui (nel film di woody allen, intendo) è il cinismo omicida a dominare
    ciao, augurandoti visioni cinematografiche più espressive della tua personalità

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  2. Caro Paolo,
    in effetti non è "Un posto al sole" a turbarmi (come scrivo, ogni tanto lo guardo anch'io, essenzialmente perché mi fa ridere). Sono i cosiddetti film d'autore italiani a mandarmi in bestia.
    Propongono (in genere) sceneggiature inverosimili con regie fintamente moderne per nascondere l'incapacità di costruirne altre.
    Però, poi, succede che mi sento troppo snob e allora provo a guardarne qualcuno, quando lo danno in tv. Sono convinta, infatti, che solo se un film è bello, può reggere la prova del piccolo schermo. Ecco, Muccino (e altri: un altro mio errore è stato Fabio Volo. Per me, è il male) in tv è improponibile.
    Naturalmente, si tratta di un'opinione, ma confesso di storcere il naso quando qualcuno me lo decanta...
    Per giusto contrappeso, comunque, parlerò presto di un telefilm spagnolo che mi ha appassionato. è una vera stronzata, ma mi piace! :-)
    Match Point è un bel film, ma quel cinismo mi turba e disturba. Vorrei tanto che la vita non fosse così, ma forse, per molti, lo è.
    Buone ore e grazie del passaggio

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  3. conosco fabio volo per le sue letture che catturo su youtube e per questo film che ci è piaciuto davvero moltissimo: http://cinrac.wordpress.com/2012/01/30/uno-su-due-eugenio-cappuccio-2007/
    ieri sera, al posto di ballarò abbiamo visto:
    http://cinrac.wordpress.com/2012/01/31/non-desiderare-la-donna-daltri-di-susanne-bier-2004/
    entrambi sono film "doloranti", ma dall'esito positivo inaspettato
    un caro saluto e buona giornata

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  4. Mi ricordo Curzio Maltese quando aveva esaltato l'opera prima del Muccino, che neanche ho il coraggio di citare, come un capolavoro del postneorealismo di sinistra: ma che s'era preso?...

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  5. oddio...! comincio a spiegarmi molte cose, uno dei pochi vantaggi dell'essere più vecchia.

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  6. mmmh, su Fabio Volo ho dei grossi pregiudizi, compreso il fatto che secondo me i libri non li scrive lui, ma un bravo (furbo) ghost writer. Susanne Bier, invece, m'incuriosisce. magari un giorno lo guarderò.
    grazie, buone ore!

    ps ho letto più di un libro di De Carlo... preferisco non dire altro. Un abbraccio, carissimo

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